|
Ostia
Antica
Il problema delle origini
di Ostia (da ostium = foce del fiume) è fra i più dibattuti.
La tradizione storica attribuisce la fondazione della città al quarto
re di Roma, Anco Marzio. La narrazione più coerente, che lega strettamente
tale iniziativa allo sfruttamento delle saline, è dovuta a Livio.
Ma in effetti non vi sono prove archeologiche certe dell'esistenza,
nei livelli sottostanti la città a noi nota, di un insediamento
precedente il IV secolo a. C.
Si è pensato che la primitiva
Ostia "regia" potesse essere situata in una zona non ancora
esplorata archeologicamente, poco ad est rispetto alla Ostia storica.
Questa zona, tra la via Ostiense e l'argine del Tevere, corrisponderebbe
alle antiche saline e sarebbe quindi coerente con la funzione dell'insediamento
arcaico. È un altro argomento a favore dell'esistenza di una Ostia
precedente l'insediamento a noi noto. Questo ultimo, nella sua fase
iniziale, si identifica con il castrum, un accampamento militare
- posto a 16 miglia da Roma sul luogo rimasto poi nei secoli il
centro cittadino. Nessuna fonte storica ci parla di questa fondazione.
Tuttavia i più antichi frammenti ceramici certamente provenienti
dal castrum risalgono agli inizi del IV secolo a. C., e si è fatta
perciò l'ipotesi che la costruzione del fortilizio sia avvenuta
in epoca immediatamente successiva alla conquista di Veio (396 a.
C.) e al controllo dell'intero corso inferiore del Tevere da parte
di Roma. Forse il nuovo abitato convisse per un certo tempo con
l'ipotetico insediamento "regio", del quale ignoriamo
la sorte. È certo, comunque che il castrum degli inizi del IV secolo
costituì la più antica colonia romana.
Ostia medio repubblicana
era un avamposto armato rivolto verso il mare e un porto già essenziale
per gli approvvigionamenti granari di Roma. Nel 267 la colonia divenne
la sede di uno dei questori romani istituiti quell'anno. Agli inizi
il loro compito era quello di condurre le ostilità contro gli alleati
di Pirro; ben presto tuttavia divampò un conflitto assai più ampio,
la prima guerra punica, ed è molto probabile che Ostia sia stata
in quest'occasione una delle basi delle operazioni navali.
Dalla fine del II secolo,
a conferma di un avvenuto mutamento di funzioni di Ostia, il questore
si occupava essenzialmente dell'importazione del grano. Che da questo
punto di vista Roma dipendesse dal suo porto alla foce del Tevere
fu ben compreso da Mario, durante le guerre civili: nell'87 a. C.,
egli occupò e saccheggiò la città (evidentemente partigiana dì Silla).
Si ritiene generalmente che, se la colonia era protetta dalla cavalleria,
non dovevano ancora esistere le mura, attribuite quindi all'età
sillana.
Altri episodi bellici
travagliarono la vita di Ostia nel corso del I sec. a. C. Intorno
al 67 i pirati orientali distrussero una flotta ormeggiata alla
foce e saccheggiarono la colonia. Ostia, interessata soprattutto
al commercio con la parte occidentale dell'impero, si schierò certo
con Ottaviano contro Antonio: la vittoria del primo aprì un periodo
di serena prosperità. La flotta fu spostata al Miseno, anche se
alla foce del Tevere continuavano a stazionare alcune navi da guerra.
Verso la fine della repubblica
Ostia venne dotata di maggiore autonomia con una nuova costituzione.
L'organo stabile di governo era il consiglio dei "decuriones",
che sanciva con decreti ogni atto pubblico. C'erano poi i "magistrati
annuali"; due duoviri, che presiedevano il consiglio e le assemblee
e avevano funzioni giudiziarie e due edili, cui spettava la supervisione
dei mercati e dei servizi pubblici. Nel corso della carriera politica
si potevano ricoprire cariche sia civili che religiose. Fra queste,
il pontifex Volcani era l'ufficio più alto che un cittadino
ostiense ambisse ad ottenere: Vulcano era infatti la divinità protettrice
della colonia.
Per più di tre secoli
non ci furono sostanziali mutamenti nel regime interno. Cambiarono,
tuttavia, le modalità dei rapporti fra Ostia e il governo romano.
Con la costruzione del porto di Claudio il questore fu sostituito
con un funzionario imperiale della carriera equestre, un procuratore
dell'annona, dipendente dal prefetto dell'annona. Gli imperatori,
che erano responsabili delle distribuzioni alimentari alla plebe
romana, mantennero sempre uno stretto legame con Ostia, recandovisi
spesso e assumendo volentieri il duovirato: questo legame continuò
anche dopo la costruzione del porto di Traiano e lo sviluppo della
città di Porto.
Alla metà del III secolo
la crisi politica ed economico-sociale impose una brusca svolta.
La necessità di uno strettissimo controllo sugli approvvigionamenti
comportò infatti la concentrazione diretta di tutto il potere nelle
mani del prefetto romano dell'annona, che veniva indicato come patrono
e "curator rei publicae Ostiensium". Alla città venne
quindi attribuito uno status particolare, diverso da quello delle
altre città d'Italia nella tarda antichità.
Forse un nuovo mutamento
istituzionale si ebbe agli inizi del V secolo: fra il 408 e il 423
un edificio pubblico fu restaurato non dal prefetto dell'annona,
ma da un "vicarius urbis". Ostia, comunque, era talmente
decaduta che nel 408-410 i Visigoti di Alarico poterono permettersi
di ignorarla. Il poeta Rutilio Namaziano, descrivendo l'insabbiamento
del braccio ostiense del Tevere alla foce, pose l'epigrafe tombale
sulla città: "dell'ospite Enea rimane solo la gloria".
Durante la guerra greco-gotica,
nella seconda metà del VI secolo, Belisario tentò di mantenere il
controllo su Ostia di inviare viveri a Roma lungo il Tevere: evidentemente
il fiume non era del tutto impraticabile. Le scorrerie saracene
del IX secolo indussero i pochi abìtanti rimasti a concentrarsi
ad est della città: estinta Ostia, si iniziò la storia di Gregoriopoli.
|