Le origini
di Vulci sono simili a quelle degli altri grandi centri dell'Etruria
marittima dove la vita si sviluppa a partire dal IX secolo. A
questo fenomeno si contrappone, nell'entroterra, un fenomeno inverso
e cioè un esaurirsi di quei centri per lo più collocati
all'interno e posti su alture naturalmente protette e fortificate.
E' opinione comune che quelle popolazioni siano scese a valle,
insediandosi nella pianura, ove si collocano in luoghi naturalmente
fortificati, ma più idonei alle comunicazioni marittime
e terrestri ed agli scambi commerciali.
Come
in altre grandi città etrusche anche a Vulci si verifica
lo stesso fenomeno e i tanti nuclei sepolcrali villanoviani presenti
nelle necropoli vulcenti sono testimonianza di una fase protourbana,
primo elemento generatore di quello che sarà poi il fenomeno
urbanistico del nucleo della città etrusca. Dall'unione
di questi villaggi sorgeranno le città storiche destinate,
nel volgere di poco tempo, a divenire vere e proprie metropoli.
L'antefatto
del fenomeno urbanistico etrusco è caratterizzato soprattutto
dalla rapidissima diffusione del ferro, di quel metallo cioè
che accompagna il profondo mutamento dalla vecchia economia agricola
e pastorale ad una nuova economia di scambi con lo sfruttamento
delle miniere dell'Elba, del Monte Amiata e della Tolfa. Infatti
i Villanoviani, ormai organizzati socialmente e commercialmente,
riuniti in comunità più consistenti, vengono a trovarsi
in condizioni di privilegio rispetto alle altre popolazioni rimaste
nell'interno imponendosi a quest'ultime sia economicamente che
culturalmente. La
città etrusca sorgeva su un pianoro, in una posizione geografica
ottimale per la relativa vicinanza alla costa, con grandi possibilità
di commercio e con un adeguato margine di sicurezza per improvvise
incursione nemiche. Il VI secolo a.C. fu il momento di massima
fioritura dell'area, nel complesso essenzialmente agricola. Nel
V secolo, mentre Vulci continuava a prosperare, una violenta recessione
si manifestava nei centri minori, connessa con una crisi dell'agricoltura
documentata dalla quasi totale assenza di sepolture.
Nel
III secolo a.C. entrava nel territorio vulcente Roma. Non si trattò
di una pacifica penetrazione, ma di una violenta e per certi aspetti
brutale conquista. I romani impiantarono colonie sia sulla costa
che nell'interno e requisirono terre. Da quest'epoca iniziò
il declino della zona. Nel 280 a.C., dopo uno sfortunato scontro
militare con Roma, Vulci perdette parte del suo territorio, compreso
lo sbocco al mare, e si ridusse a centro agricolo di modesta importanza.
Nel tardo impero, poi, il fenomeno del latifondo portò
all'abbandono della fertile pianura.Nell'alto
medioevo Vulci fu sede vescovile e cioè sino a quando il
vescovo Bernardo non trasferì l'episcopato nella non lontana
e più sicura città di Castro. Ogni traccia di vita
nella vecchia città etrusca sembra essere cessata alla
fine del X secolo dopo un'invasione di saraceni che ebbe come
conseguenza una sanguinosa battaglia in cui vincitori e vinti
si distrussero a vicenda.