La città
di Veio è conosciuta dalle fonti latine, dove si descrivono
le guerre di Roma con Veio, sua immediata vicina e acerrima rivale.
Le testimonianze storiche parlano anche della carneficina della
nobile famiglia dei Fabii nella battaglia del fiume Cremera (477
a.C.), della conquista di Veio a opera del generale romano Camillo,
dalla evocatio (trasferimento) della statua e del culto
della dea patrona, Giunone Regina, a Roma, nonché dell'assedio
di Veio, da parte di Roma, durato 10 anni e della successiva annessione
della città (396 a.C.).
Sempre
secondo le fonti latine, alla fine del sec. VI a.C. Tarquinio,
re di Roma, fece chiamare artisti veienti, tra cui Vulca,
per modellare in terracotta le decorazioni del tempio di Giove
Capitolino e le statue di Giove e Ercole. Alcuni cuniculi (canali
di drenaggio) ancor oggi visibili mostrano l'abilità degli
Etruschi nell'ingegneria idraulica e avvalorano in qualche modo
la tradizione latina secondo cui Furio Camillo usò un passaggio
sotterraneo per espugnare la città.
Veio
ha restituito anche alcune fra le più antiche tombe etrusche
dipinte, di cui le più famose sono la Tomba delle Anatre
(675-650 a.C.) e la Tomba Campana (600 a.C.). Gli scavi hanno
restituito anche parte dell'abitato e un tempio, detto del Portonaccio,
a struttura rettangolare con pronao e tre celle, da cui proviene
il complesso di statue in terracotta dipinta (tra queste il famoso
Apollo di Veio, ora al Museo di Villa Giulia di Roma) eseguita
dal coroplasta Vulca.