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Le miniere di Monterano
Tratto
da "La voce del Lago" Anno III n. 37 - giugno 2005
Lo
Speleo Club di Roma, su incarico della Riserva Naturale Monterano
ed in collaborazione con i guardiaparco ha completato una ricognizione
degli antichi impianti minerari presenti nel territorio dell’area
protetta. Il territorio monteranese, come in generale il Tolfetano,
particolarmente ricco di mineralizzazioni, è stato interessato
sin dall’antichità dall’estrazione di minerali.
Una ricerca approfondita è stata pubblicata dal professor
Pierpaolo Matthias, dell’Università di Camerino ed ha evidenziato
le vicende di una industria poco conosciuta che ha rivestito, in
passato, particolare rilievo economico, come ad esempio verso la
metà dell’800, quando si estraevano annualmente circa 250
tonnellate di zolfo. Le miniere di Monterano sono citate in una
relazione del geografo napoletano Cermelli che visitò la
zona verso la fine del ’700. Numerose le zone estrattive, sia all’aperto
come la “solfatara”, sia ipogee come il reticolo di gallerie che
si estende lungo la valle del Fosso Bicione rendono il territorio
della riserva uno dei più importanti esempi di archeologia
mineraria della regione.
La
ricerca compiuta dagli specialisti dello Speleo Club di Roma ha
permesso di ricavare ulteriori, inediti dati sull’estensione, tipologia
e tecniche di costruzione, sulla natura dei depositi minerali, sulla
presenza di radon, nonché sugli aspetti di una flora e di
una fauna tanto interessanti quanto sconosciuti. Tra i minerali
estratti, oltre lo zolfo (necessario per la preparazione di acido
solforico e polveri piriche), in tempi più recenti il manganese,
estratto in regime di autarchia dopo le famose sanzioni imposte
all’ Italia per le sue campagne coloniali. Non mancarono saggi per
la ricerca dell’uranio, realizzati negli anni Cinquanta dal Comitato
Nazionale Energia Nucleare Cnen (Oggi Enea). La ricerca sul patrimonio
minerario della Riserva non ha trascurato la raccolta di testimonianze
di coloro che vi lavorarono o che con esse ebbero a che fare come
il compianto Italo Massini che donò alla Riserva Naturale
l’osso fossile di un antico elefante trovato proprio all’imbocco
di una galleria ed ora visibile nel centro visite della Riserva
Naturale.
Particolarmente importante, ai fini della conoscenza e della tutela
della biodiversità, la presenza di colonie di chirotteri
appartenenti a specie incluse nella “Lista Rossa” oltre che di salamandrine
dagli occhiali che si riproducono anche in alcune pozze all’interno
di gallerie minerarie. I dati raccolti saranno presto pubblicati,
assieme ad altri studi recentemente completati riguardo al Sito
di Interesse Comunitario IT 6030001 ed inclusi nel regolamento per
la gestione del SIC attualmente all’esame della giunta ed oggetto,
purtroppo, di recenti quanto strumentali polemiche.
Francesco Maria Mantero
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