|
Vitorchiano,
la chiesa di San Pietro
"Romano
imperio summa fidelitas"; così recita una tra le tante
iscrizioni su pietra che si trovano nei vicoli o incise negli architravi
delle porte e delle finestre di Vitorchiano, piccolo borgo del viterbese,
a circa 9 chilometri da Orte. Quasi tutte le iscrizioni presenti
a Vitorchiano evidenziano i vincoli di fedeltà che da secoli uniscono
questo paese all'Urbe Caput Mundi. L'origine di Vitorchiano, però,
risale quasi sicuramente al periodo etrusco. Di questa epoca, infatti,
sono le numerose tombe a fossa ed a grotta rinvenute nei dintorni.
Il nome stesso, derivante da Vicus Orchianus, conferma la tesi della
matrice etrusca in quanto colonia dell'antica Orcla od Orchia (l'attuale
Norchia), città etrusca dell'agro tarquinese. Alla fine del IV secolo
a.C., il console romano Fabio Rulliano riuscì, con le sue truppe,
a superare la fitta selva Cimina ed a penetrare in Etruria. Vitorchiano
fu tra i primi insediamenti etruschi ad essere occupato. I romani
vi insediarono un castrum fortificato ed iniziarono la costruzione
di una fitta rete stradale che collegava tra loro le numerose mansio
e ville che fino alla fine dell'impero costellavano questo tratto
di Etruria. Dopo la caduta dell'Impero Romano iniziò il lungo periodo
delle invasioni barbariche che terminò con la conquista longobarda
del territorio. Nel 757 Vitorchiano è menzionato tra i centri urbani
che Desiderio, ultimo re dei Longobardi, ricostruì e fortificò nella
parte più meridionale della "Tuscia Longobardorum", per
garantire ai suoi abitanti una dimora più sicura. Alcuni anni più
tardi, quando tutta la Tuscia fu donata al Papato da Carlo Magno,
Vitorchiano ritornò sotto il dominio di Roma. La politica espansionistica
della vicina e potente Viterbo, iniziata nell'XI secolo, interessò
anche Vitorchiano che per un lungo periodo gravitò nella sua orbita.
Nel 1172 milizie Vitorchianesi, insieme con quelle di Viterbo, attaccarono
e distrussero la città di Ferento.
E proprio da questa città che, secondo
una tradizione locale, proverrebbero gli innumerevoli elementi architettonici
che compongono il bel portale della chiesa di San Pietro. La chiesa,
attualmente sconsacrata, si trova nel borgo all'esterno della cinta
muraria. L'edificio, costruito in blocchi di tufo, monoaulato e
con abside, è privo di tetto e in stato di grande abbandono, con
gli affreschi sulle pareti interne pressochè distrutti. L'ornamentazione
degli stipiti del portale è impostata sul motivo a racemi che si
sviluppa sempre da figure umane mostruose poste all'estremità dei
rilievi. Un'altra figura antropomorfa compare nel capitello sinistro,
mentre il destro presenta un motivo fogliato di ascendenza classica.
L'ampia e regolare scansione dei girali, il rilievo con cui sono
realizzate le foglie di acanto, assieme ai motivi figurati che vi
compaiono, sono un elemento abituale della cultura locale e suggeriscono
una approssimativa datazione allo scadere del XII secolo. Sebbene
a Vitorchiano vi siano altre testimonianze medioevali conservate
in maniera ottimale e ben diversa da quella in cui si trova la chiesa
di S. Pietro, si rimane perplessi nel constatare come, con tanto
posto nel quale costruire una casa, sia stata concessa l'autorizzazione
ad edificare, praticamente, all'interno di un edificio storico.
Sicuramente sarebbe passata inosservata
una casa con caratteristiche storiche ed architettoniche coeve alla
chiesa, ma un edificio come quello mostrato in foto, costituisce
senz'altro un'offesa al buon senso. A meno che questo irriverente
accostamento tra antico decadente e nuovo smagliante (evidenziato
anche dai panni stesi) non costituisca l'ultima vendetta degli abitanti
della città di Ferento, distrutta e depredata dai vitorchianesi.
|