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Norchia
Centro dell'entroterra
tarquiniese sorto sulla strada che fu poi la via Clodia romana e
nel punto d'incrocio con un'altra via che univa Tarquinia a Volsini
(Orvieto), in un sito gią occupato durante l'Etą del Bronzo, Norchia
ebbe un modesto sviluppo nei secoli VI e V a.C. per fiorire poi
soprattutto tra i secoli IV e II a.C. prima nell'ambito dello stato
tarquiniese poi sotto l'egemonia romana.

Assegnata nel secolo I
a. C. al Municipio romano di Tarquinia quando aveva gią perso molta
della sua importanza, decadde durante l'etą imperiale per riprendersi
nell'alto Medioevo. In declino dopo il IX secolo, fu rifondata come
borgo fortificato alla metą del XII per essere definitivamente abbandonata
nel XIV.
La cittą sorgeva su
un pianoro tufaceo stretto e allungato in direzione pressappoco
nord-sud (circa 900 metri per una larghezza massima di m 200), caratterizzato
da una "strozzatura" mediana e delimitato per tre lati
da alte ripe strapiombanti nelle valli di due corsi d'acqua (Fosso
Pile a est e Torrente Biedano a ovest) confluenti sotto la punta
nord-orientale. L'altura era protetta, sul versante meridionale,
da un fossato artificiale, rinforzato da mura a blocchi, su cui
si apriva uno degli accessi alla cittą. Da qui aveva ingresso la
via Clodia che attraversava tutta la lunghezza del pianoro,
per poi oltrepassare il Biedano con un ponte a tre arcate e dirigersi
verso Tuscania attraverso una tagliata lunga 400 mt e profonda 10
mt, detta Cava Buia. Le pareti della tagliata mostrano tuttora numerose
tracce attribuibili al frequente passaggio nel corso dei secoli,
fra cui l'importante iscrizione latina di C. Clodius Thalpius, probabilmente
da identificare con un curator della via Clodia di etą tardo-repubblicana.
L'abitato era esteso
in particolare nella porzione a sud della strozzatura naturale mentre
la porzione a nord (dove si ridusse il borgo medievale difeso dal
Castello e da altri fossati) ne costituiva una sorta di "acropoli".
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